Interpretazione letteraria
Un recente studio sull'implementazione dei test farmacogenetici (PGx) in Italia, pubblicato sull'European Journal of Human Genetics, descrive in modo sistematico la distribuzione dei servizi di test PGx, le applicazioni tecniche, l'implementazione clinica, le differenze regionali e le problematiche attuali in Italia, fornendo una base basata sull'evidenza per la promozione standardizzata della farmacogenetica in Italia e in altri paesi europei.

I. Premesse e scopo
Attualmente, l'applicazione clinica della tecnologia PGx in Italia è frammentata, priva di un meccanismo nazionale unificato di coordinamento e riconoscimento reciproco. Per fare chiarezza sul panorama dei test farmacogenetici nel paese, il team di ricerca ha condotto un'indagine a livello nazionale presso i laboratori da gennaio a ottobre 2025. Gli obiettivi principali erano:
- Mappare la distribuzione e la rete di servizi dei laboratori di analisi farmacogenetiche in Italia;
- Chiarire i flussi di lavoro dei test, i pannelli genici, i metodi tecnici e gli standard di interpretazione;
- Per evidenziare le differenze regionali e gli ostacoli all'implementazione, fornendo dati a supporto della standardizzazione nazionale.
II. Risultati principali
Caratteristiche di base dei laboratori
Attributo istituzionale: hanno partecipato 49 istituzioni, di cui l'82% pubbliche e solo il 18% private.

-Dipartimenti che hanno effettuato gli esami: i dipartimenti di genetica medica hanno rappresentato la percentuale più alta (39%), seguiti dai dipartimenti di patologia clinica e biochimica (18%) e dai dipartimenti di farmacologia clinica (12%).
Test di applicazioni e bersagli genetici

Scenari applicativi principali:In Italia, i test farmacogenetici sono fortemente concentrati in oncologia. Il 94% (46 laboratori) ha eseguito test per il gene della diidropirimidina deidrogenasi (DPYD) correlati all'uso di fluoropirimidine, e l'84% (41 laboratori) ha eseguito test per il gene dell'uridina difosfato glucuronosiltransferasi 1A1 (UGT1A1) correlati all'uso di irinotecan.
Altri test:I laboratori che eseguivano test per i geni associati ad azatioprina, clopidogrel, warfarin, ecc. (TPMT, CYP2C19, CYP2C9, VKORC1, ecc.) erano relativamente rari.
Tecnologia e conformità agli standard
Strategia di test: Il 100% dei test DPYD e il 97% dei test UGT1A1 sono stati eseguiti prima del trattamento; i test CYP2C19 e HLA B sono stati principalmente semi-preventivi; i test CYP2D6 sono stati per lo più reattivi, eseguiti dopo il verificarsi di reazioni avverse.
Metodi tecnici:La PCR in tempo reale è stata la tecnica più comunemente utilizzata; il sequenziamento di nuova generazione (NGS) è stato impiegato principalmente per rilevare il gene HLA B; tra gli istituti che hanno riportato i risultati, solo un laboratorio ha utilizzato il sequenziamento dell'intero esoma (WES).
Conformità agli standard:Una percentuale relativamente elevata di laboratori ha seguito le linee guida della Società Italiana di Farmacologia/Associazione Italiana di Oncologia Medica (SIF/AIOM) e le linee guida del Clinical Pharmacogenetics Implementation Consortium (CPIC)/Dutch Pharmacogenetics Working Group (DPWG).
Interpretazione dei risultati e consultazione
Firma del rapporto:Il 65% dei referti dei test è stato firmato da specialisti in genetica, il 31% da specialisti in patologia clinica/biochimica.
Interpretazione clinica: Il 90% dei laboratori ha fornito un'interpretazione, il 73% ha indicato il rischio di tossicità/inefficacia, ma solo il 24% ha fornito raccomandazioni specifiche sul dosaggio del farmaco.
Consulenza farmacologica:Solo il 29% dei laboratori offriva servizi di consulenza farmacologica, e questi erano forniti quasi esclusivamente dai reparti di farmacologia clinica; i reparti di genetica e patologia ne offrivano pochissimi.
Consenso informato:Il 73% dei laboratori ha implementato clausole di consenso informato specifiche o generali per la farmacogenetica.
Distribuzione regionale:L'attività di analisi era fortemente concentrata nell'Italia settentrionale. Tra i laboratori con un volume annuo di analisi superiore a 200, 23 si trovavano al nord, 4 al centro e 6 al sud e nelle isole: una distribuzione regionale delle strutture di analisi estremamente disomogenea.
Volume di prova:Il 69% dei laboratori aveva un volume di test annuale >200, il 19% ne aveva 100-200.
Politica di rimborso:Tra i laboratori intervistati, il 73% ha ricevuto il rimborso completo dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il 22% un rimborso parziale e il 4% nessun rimborso. Le normative regionali in materia di rimborso si sono rivelate incoerenti. Attualmente, in Italia non esiste un codice di fatturazione/rimborso specifico per i test farmacogenetici, il che causa una notevole confusione nell'implementazione tra le diverse regioni.
III. Discussione e conclusioni principali
Posizione di leadership in oncologia– I test DPYD e UGT1A1 sono ampiamente diffusi grazie alla promozione delle linee guida dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Tuttavia, l'applicazione dei test farmacogenetici in ambiti non oncologici è seriamente insufficiente.
Tecnologia e interpretazione non uniformi– Non esiste uno standard unificato per i pannelli di test, i reagenti, gli strumenti bioinformatici o i criteri di interpretazione, il che comporta una scarsa comparabilità dei risultati.
Collaborazione multidisciplinare insufficiente– Scarso coinvolgimento dei farmacologi e copertura inadeguata dei servizi di consulenza clinica sui farmaci.
Significativo squilibrio regionale– Le risorse per i test farmacogenetici sono concentrate principalmente nelle strutture mediche del nord, mentre nelle regioni centrali e meridionali sono scarse, creando un divario in termini di equità.
Scarso sostegno politico– In Italia manca un quadro normativo nazionale unificato per i test farmacogenetici, il che si traduce in un sistema incompleto e completo per quanto riguarda rimborsi, regolamentazione, formazione, ecc.
Riepilogo
Questo studio rappresenta la prima valutazione a livello nazionale dello stato di implementazione della farmacogenetica in Italia. Conferma che la farmacogenetica è stata preliminarmente implementata in ambito oncologico, ma nel complesso risulta frammentata, non standardizzata, disomogenea a livello regionale e priva di una chiara integrazione tra le diverse discipline. Pertanto, la creazione di un quadro di coordinamento nazionale, l'unificazione degli standard tecnologici e interpretativi e il miglioramento delle politiche e della formazione rappresentano le priorità future per l'Italia al fine di raggiungere un'applicazione clinica standardizzata dei test farmacogenetici, fornendo un importante punto di riferimento per gli altri Paesi europei.
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Data di pubblicazione: 11 maggio 2026

